Crea sito

Archive for 30 Marzo 2013

Una bomba ad orologeria nel Baltico

Dopo la Seconda guerra mondiale e la caduta dell’Unione sovietica migliaia di tonnellate di armi chimiche sono state smaltite in mare. I pericoli sono enormi, ma bonificare i fondali è un’impresa difficilissima.

Nel 2009 l’opinione pubblica svedese rimase sconvolta da un documentario che rivelava che i sovietici avevano affondato armi chimiche nel Mar Baltico fino al 1992. Alcune riprese effettuate con telecamere nascoste mostravano un’operazione di questo tipo: si vedeva chiaramente l’esercito sovietico gettare direttamente in mare bidoni pieni di gas tossici e materiali radioattivi.

A indignare gli svedesi non fu tanto l’atto in sé, quanto il fatto, rivelato in un primo tempo da inchieste giornalistiche e poi confermato da intelligence dell’esercito, che alcuni membri del governo svedese già da dieci anni sapevano dello scarico di sostanze nei pressi dell’isola di Gotland e non avevano fatto niente per impedirlo.

Agli inizi degli anni novanta i russi dovettero decidere che fare degli enormi arsenali di armi chimiche accumulati nelle ex basi militari sovietiche di Lettonia ed Estonia. La più grande scorta di agenti chimici letali era nascosta nel porto lettone di Liepāja. I russi non avevano soldi sufficienti per trasferirli o smaltirli in altro modo, e le preoccupazioni ambientalistiche e legate alla sicurezza di polacchi o svedesi a quel tempo erano sicuramente tra gli ultimi pensieri dei generali dell’esercito sovietico. Per questo motivo decisero di inabissare l’intero arsenale nel Mar Baltico.

I risultati non si sono fatti attendere a lungo. A partire dalla metà degli anni novanta, tra i pescatori svedesi che lavoravano tra le isole di Bornholm e Gotland aumentò in maniera considerevole l’incidenza dei tumori ai polmoni e alla pelle. Alcune forme sono tipiche dell’esposizione all’iprite, un liquido incolore che ha un leggero odore, simile a quello dell’aglio o del rafano. Può restare chiuso nei bidoni per decenni, fuoriuscendo in piccole quantità nell’ambiente e provocando conseguenze terribili. Alla fine i contenitori dell’esercito si romperanno del tutto, rilasciando nel Mar Baltico una quantità enorme di agenti letali.

Alla conferenza di pace di Potsdam del 1945 si decise di smaltire qualcosa come 267mila tonnellate di armi chimiche. Il modo più economico per farlo era gettare l’intero arsenale nel Mar Baltico, per lo più nel bacino di Bornholm, che scende fino a cento metri sotto il livello del mare, e nella Depressione di Gotland, che raggiunge una profondità di 459 metri.

Complessivamente, in un’area di circa 2,800 chilometri quadrati intorno all’isola di Bornholm i russi scaricarono qualcosa come 400mila tonnellate di bidoni di ogni genere di agenti chimici, contenitori pieni di adamsite, iprite, fosgene, tabun, sali di cianuro e acido prussico. Nel 1945 nello stretto di Danimarca i britannici versarono 69mila tonnellate di munizioni per artiglieria caricate a tabun e cinquemila tonnellate di bombe di tabun e fosfogene. L’anno seguente gli americani affondarono 42 navi con 130mila munizioni tedesche cariche di agenti chimici. La costa tedesca fu nuovamente utilizzata come una discarica quando all’inizio degli anni Cinquanta le truppe sovietiche e della Germania Est vi fecero affondare seimila tonnellate di agenti chimici. Come nel caso della costa polacca, il pericolo maggiore proviene dall’enorme discarica sovietica a sud di Gotland.

I paesi baltici hanno un piano qualsiasi per bonificare l’arsenale di armi chimiche sott’acqua? Nulla lo fa pensare, né esistono del resto politiche chiare su come ripulire li fondali marini da questo terribile mix di sostanze tossiche letali. Per fortuna si sta iniziando a parlare sempre più di questo grande problema. Nel novembre 2010 le esplorazioni finanziate dall’Ue nei fondali del mar Baltico hanno cercato di valutare la condizione dei siti discarica e capire come neutralizzare gli arsenali chimici e scongiurare un disastro ecologico.

La Polonia sta guidando un progetto internazionale denominato Chemsea al quale prendono parte 11 istituti di ricerca di Polonia, Svezia, Finlandia, Lituania e Germania. Entro la fine di quest’anno si prevede un rapporto redatto da Helcom Muni, un gruppo di esperti specializzato nella bonifica di agenti chimici. Ma anche i più esperti nelle forze armate non sono assolutamente in grado di prevedere che cosa accadrebbe con esattezza se le sostanze chimiche fuoriuscissero rapidamente dai contenitori ormai corrosi. È opinione comune che i bidoni d’acciaio utilizzati per immagazzinare gli agenti chimici utilizzati in guerra si corroderanno lentamente e che le eventuali perdite consisterebbero in quantità minime di sostanze tossiche, che sarebbero sottoposte pertanto a un processo relativamente rapido di idrolisi.

Come Chernobyl

Gli scienziati tengono a sottolineare che essendo più pesanti dell’acqua, le sostanze tossiche fuoriuscite si depositerebbero sui fondali marini. Oltretutto, il mar Baltico non è un’area interessata da forti fenomeni sismici e questo precluderebbe ulteriori danni. Insomma, pare che non vi sia motivo di allarmarsi. Soltanto il progetto del gasdotto russo-tedesco Nord Stream Baltic ha innescato accesi dibattiti sulla possibilità di un disastro ecologico a livello locale, ma di enorme gravità.

Tuttavia alcune fonti della marina polacca affermano che il rischio maggiore non è il gasdotto, e neppure le discariche di sostanze chimiche. Spesso dimentichiamo che il Mar Baltico è utilizzato anche per smaltire qualsiasi tipo di arma convenzionale, incluse le munizioni pesanti, le bombe aeree, le mine navali e i proiettili d’artiglieria. Se qualcosa dovesse esplodere, si innescherebbe una reazione a catena che provocherebbe sulle spiagge del Baltico conseguenze tremende come la catastrofe di Chernobyl.

Fino a quando gli stati baltici non avranno varato una politica coordinata per bonificare i fondali, passeggiare lungo le spiagge resterà uno sport teoricamente letale e il mar Baltico resterà un mare tossico.

Traduzione di Anna Bissanti

Bisogna mettersi in testa di creare un autorità internazionale per controllare l’illegale smaltimento dei rifiuti!

Presto sarà possibile costruire nuovi denti!

In un nuovo studio, gli scienziati britannici sono stati in grado di produrre con un operazione di bioingegneria, denti contenenti radici dentina, smalto e vitale utilizzando cellule isolate da tessuti umani adulti gengivali, combinati con cellule mesenchimali embrionali .                                         Una nuova ricerca pubblicata sul Journal of Dental Research descrive un anticipo degli sforzi per sviluppare un metodo atto a sostituire i denti mancanti con nuovi denti,  prodotti tramite una procedura di bioingegneria generate da cellule proprie di una persona. La ricerca è guidata dal professor Paul Sharpe, esperto di sviluppo cranio-facciale e della biologia delle cellule staminali del King l’Istituto College di Dental di Londra, ed è stato finanziata dall’Istituto Nazionale per la Ricerca Sanitaria (NIHR) Centro di Ricerca Biomedica presso Guy e St. Thomas ‘NHS Foundation Trust e King College di Londra, Regno Unito.                                                         Metodi attuali basati sull’impianto di protesi dentale intere non riescono a riprodurre una naturale struttura radice e come conseguenza dell’attrito da mangiare e movimento sull’altra ganascia, attorno all’impianto può avvenire la perdita di osso mascellare.                                                                                                                                                      La ricerca verso il raggiungimento dell’obiettivo di produrre  denti bioingegneria è in gran parte concentrata sulla generazione dei denti immaturi (denti primordi), che sono simili a quelli di un embrione che può essere trapiantato come piccola cellula nella mascella adulta per sviluppare i denti funzionali . Sorprendentemente, nonostante ambienti molto diversi, denti embrionali primordiali possono svilupparsi normalmente nella bocca di adulti e quindi se cellule adatte s’ identificano possono essere combinate in modo tale da produrre un dente immaturo, c’è  dunque una prospettiva realistica che può diventare realtà. Studi successivi in gran parte si sono concentrati sull’uso di cellule embrionali e anche se è chiaro che le cellule embrionali del dente primordiale possono facilmente formare denti immaturi dopo dissociazione in popolazioni di cellule singole e successiva ricombinazione. Fonti di cellule sono poco pratiche da utilizzare in una terapia generale.                                                                                                                 ‘Ciò che è necessario è l’identificazione delle fonti di adulti di cellule epiteliali e mesenchimali – ha detto il professor Sharpe- ottenute in numero sufficiente per formare una bio-bocca, con biodenti che costituiscano una valida alternativa agli impianti dentali.’                                                                                                                                           In questo nuovo lavoro, i ricercatori hanno isolato nell’adulto tessuto gengivale da pazienti presso l’Istituto Dentale al King College di Londra, è cresciuto più di esso in laboratorio, e poi combinati con le cellule di topi che formano i denti (cellule mesenchimali) . Con questa combinazione del trapianto di cellule in topi i ricercatori sono stati in grado di fare crescere denti ibridi umani / topi contenenti dentina e smalto, e le radici vitali.  Professor Sharpe ha concluso: ‘Le cellule epiteliali derivate da tessuto gengivale adulto umano sono in grado di rispondere ai segnali che inducono la formazione del dente dal mesenchima embrionale in modo adeguato per contribuire alla corona del dente e la formazione delle radici e originare rilevanti tipi di cellule differenziate, a seguito di coltura in vitro . Queste cellule epiteliali facilmente accessibili sono quindi una fonte realistica a titolo oneroso nella formazione di una bio-bocca umana. La prossima grande sfida è quella di individuare un modo per la coltura cellule umane adulte mesenchimali da denti che induce, come al momento si può solo fare  con cellule mesenchimali embrionali.

 

Come vengono controllati da terra i satelliti artificiali

Sia che viaggiate vicino alla Terra o nel profondo del nostro Sistema Solare, ogni veicolo spaziale è supportato da sistemi informatici comprendenti un ‘segmento di terra’ cioè un sofisticato, software, reti di telecomunicazioni e altre risorse che consentono agli ingegneri e scienziatidi inviare i comandi e ricevere dati dagli strumenti di bordo.”Terra” è un software dell’ESA team di Ingegneria dei Sistemi presso l’ESOC, struttura composta da specialisti, che introducono i segmenti di terra per le missioni satellitari. Noi progettiamo, costruiamo e gestiamo lo spazio profondo stazioni di tracciamento, una dinamica di volo, di navigazione e la nostra missione è l’ analisi dei servizi, e sviluppiamo alcuni dei migliori software di Europa missione di controllo – attualmente in uso da parte di industrie diverse come controllo del traffico aereo e distribuzione dell’energia.ESOC – Informazioni sulla European Space Operations Centre: lavora  con partner commerciali per migliorare lo stato della tecnologia spaziale europea e, promuovere la competitività industriale. Forniamo anche state-of-the-art servizi e in stretta collaborazione con agenzie spaziali nazionali europee, della NASA e molte altre organizzazioni internazionali.