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Archive for biodiversità

Viene monitorata un isola di ghiaccio grande quanto Singapore

 

Pine Ice Glacier

Ricercatori britannici hanno ottenuto una sovvenzione di finanziamenti d’emergenza: devono tenere sotto traccia un vasto iceberg in Antartide , che potrebbe entrare sulle più trafficate rotte di navigazione .                       Le ultime immagini mostrano diversi chilometri di acqua tra un iceberg , che si stima essere di circa 700 km quadrati , e il ghiacciaio che ha generato questo enorme blocco .Il premio di 50.000 sterline finanzierà un progetto di sei mesi, per prevedere il suo movimento attraverso l’oceano Meridionale. Il gigante di ghiaccio si staccò dal ghiacciaio Pine Island (PIG) nel mese di luglio .” Dal momento in cui è stato trovato, -ha spiegato il ricercatore principale Grant Bigg dell’università di Sheffield- il crack era andato attraversandolo tutto, in senso trasversale, a luglio ed era rimasto ghiacciato -perché era ancora inverno (in Antartide) “.                                 Il rift nel PIG (Pine Island Glacier).                                                                  Un aereo della Nasa è stato il primo a rilevare il crack in espansione in tutto il ghiacciaio Pine Island  nel 2011.” Ma negli ultimi due giorni , ha iniziato a staccarsi e ora un chilometro o due di acqua chiara si sono sviluppati tra esso e il ghiacciaio . ” Spesso ci vuole un po ‘per gli icebergs  affinchè possano uscire da questa zona ,cioè da Pine Island Bay, ma una volta che lo fanno possano andare sia verso est lungo la costa, oppure possono circolare fuori nella parte centrale dell’oceano Meridionale.Il prof Bigg ha aggiunto che un iceberg è stato rintracciato mentre passava attraverso il passaggio di Drake – corpo di acqua tra il Sud America, cioè tra capo Horn e le isole Shetland del Sud, nell’Antartide. Se l’iceberg ha seguito questa traiettoria , è presumibile che l’iceberg che ha la taglia “Singapore”, cioè un enorme isola di ghiaccio, potrebbe pervenire in trafficate vie di trasporto internazionale.                     Occhi dal cielo.                                                                                               Il team di scienziati provenienti da Sheffield e dall’università di Southampton utilizzerà i dati da una serie di satelliti , tra cui il tedesco Terra SAR -X , che per primo a  luglio ha allertato i ricercatori dell’istituto Alfred Wegener per il parto di questo enorme iceberg. PIG è descritto come il ghiacciaio che scorre lungo e più velocemente in Antartide , con enormi iceberg che possono essere partoriti da questa enorme piattaforma di ghiaccio, ogni 6-10 anni. Eventi importanti in precedenza si sono verificati nel 2007 e nel 2001.Gli scienziati hanno prima notato una crepa spettacolare  che si diffondeva attraverso la superficie del “grande maiale” (PIG) nel mese di ottobre 2011.

 Mappa dell’ Antartide che mostra Pine Island Glacier.

 

Mappa dell’Antartico

 

 

Così dopo il monitoraggio del movimento di un altro iceberg , il prof Bigg ha spiegato che il team ha anche previsto di predire il suo percorso attraverso l’oceano Meridionale .” Una parte del progetto è di cercare di simulare ciò che pensiamo che l’iceberg potrebbe fare , dati i campi di vento in cui si trova e vivendo di recente nella succitata regione. Ha aggiunto che la squadra avrebbe tentato di prevedere le possibili tracce nei prossimi 12 mesi circa .Se l’iceberg si muovesse verso o in direzione delle rotte di navigazione, un avvertimento verrebbe emesso tramite i servizi di numerose agenzie di pericolo che testano il movimento dei ghiacciai alla deriva in tutto il mondo .

Ancora fusti tossici nel santuario dei Cetacei

 

Ancora fusti tossici nel santuario dei Cetacei

Ancora fusti tossici nel santuario dei Cetacei.

Ritrovata acqua sepolta per milioni di anni

 

Ritrovata acqua sepolta per milioni di anni

Ritrovata acqua sepolta per milioni di anni.

Importanti funghi ritrovati in sedimenti nelle profondità oceaniche, per curare le malattie

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Gli scienziati hanno trovato prove di funghi che prosperano molto al di sotto del pavimento del Pacifico, nei sedimenti  che risalgono a più di 100 milioni di anni fai. Questa scoperta potrebbe  consentire di produrre antibiotici per combattere i batteri resistenti ai farmaci.                                                                                                                                          Gli scienziati hanno presentato  questi risultati alla American Geophysical Union (AGU) a San Francisco, in California. Alcuni dei funghi appartenenti al genere Penicillium, erano la fonte del potente antibiotico meglio noto come penicillina. Trovare organismi multicellulari in un simile ambiente “si estende come s’è capito negli ambienti limiti della vita sul pianeta”, ha affermato Heath Mills, geomicro-biologo molecolare alla Texas A & M University di College Station, che assieme a Brandi Reese, biogeochimico della University of Southern California a Los Angeles, hanno studiando i funghi in questione.                                                                                         I funghi delle acque profonde sono stati scoperti in campioni di sedimento profondi cioè a 127 metri sotto il fondo del mare, durante una spedizione del programma Integrato Ocean Drilling 2010 nel Pacifico del Sud. Nei campioni di materiale genetico prodotti dai funghi, i ricercatori hanno trovato le sequenze di almeno otto gruppi. Il team è riuscito a sviluppare culture in crescita da quattro dei funghi raccolti. Indizi sui funghi che vivono negli strati profondi di sedimento hanno cominciato ad emergere nel 2005, ma alcuni biologi credevano che la causa fosse una contaminazione. Reese e suoi colleghi hanno preso diverse misure per garantire che non vi fosse alcuna contaminazione.   Altri ricercatori hanno notato che il materiale ottenuto dai sedimenti sembra essere più che semplici spore e, si sono trovati pezzi di RNA messaggero fungino e le proteine del codice genetico, tra cui quelle che operano il trasporto  attraverso le membrane di ioni e

di metalli, in sedimenti da acque profonde al largo della costa del Perù .I sedimenti studiati sono stati trovati alla base della South Pacific Gyre, il più grande deserto oceanico della Terra. I funghi potrebbero avere un ruolo chiave nel fornire nutrienti all’affamato ecosistema profondo. I funghi possono rompere difficili molecole organiche, fornendo fonti di cibo per i microbi che vivono molto al di sotto il mare.                                                                                                                                                                                           Non è ancora chiaro se i funghi nei sedimenti più profondi risalgono a più di 100 milioni di anni, dal momento che potrebbe avere colonizzato questi strati muovendosi da depositi più giovani. Tuttavia, se i funghi sono stati isolati per lungo tempo, avrebbero potuto evolvere  in insolite difese biologiche contro i batteri e potrebbero dunque fornire una fonte di utili antibiotici.

 

[Via Natura]

 

Tartaruga asiatica:elimina urina dalla bocca

Una tartaruga  si libera delle urine per via orale.                                                                                                              E’ la tartaruga cinese dal guscio molle (Pelodiscus sinensis), e forse anche altre specie simili, espelle i residui del metabolismo azotato mediante un sistema di strutture, esclusive di questi organismi, che si trovano nella regione cefalica. Queste tartarughe sono animali particolarmente insoliti  ma erano noti da tempo. Questa straordinaria specie presenta all’interno della cavità orale un sistema di lamelle faringee, scoperte oltre 100 anni or sono, che hanno una funzione, e un funzionamento, simile a quello delle branchie dei pesci.                                                                                                                                                                                           Grazie a questo sistema, chiamato processo buccofaringeo villiforme, la tartaruga cinese dal guscio molle ricava ossigeno dall’acqua, oltre che nella maniera convenzionale di tutti i rettili, tramite i polmoni. Questa caratteristica consente loro di mantenersi sotto il livello dell’acqua per periodi di quasi due ore, senza dover raggiungere la superficie per respirare.                                                                                                                                               Oggi un gruppo di ricercatori della Università di Singapore, ha dimostrato che questa specie, in fase di immersione, espelle solo il 5.9% dell’urea per via renale attraverso la cloaca, mentre tutto il resto dei metaboliti azotati viene eliminato per via orale, semplicemente spalancando la bocca. Ma anche se forzata a vivere sulla terraferma, Pelodiscus sinensis è solita individuare piccole pozze d’acqua in cui immerge la propria testa e aziona il movimento faringeo per liberarsi delle scorie.                                                                                                                                       Come mai in questa specie si è evoluto questo insolito meccanismo di escrezione?                                                         I ricercatori chiamano in causa l’ambiente in cui vivono: queste tartarughe vivono infatti in acque salmastre, con considerevoli oscillazioni di salinità, ma possono colonizzare aree marine costiere. In condizioni di elevata salinità dell’ambiente, le tartarughe avrebbero bisogno di assorbire molta acqua per equilibrare il bilancio dei sali nel proprio sangue: essendo l’acqua marina iperosmotica rispetto ai liquidi corporei ed essendo i reni dei rettili incapaci di espellere ioni monovalenti e produrre urina ipertonica, la continua assimilazione di acqua porrebbe grossi problemi di omeostasi, conducendole alla morte.  Pelodiscus sinensis, e forse altre specie della famiglia Trionychidae a cui appartiene, ha escogitato questa strategia alternativa, unica tra i tetrapodi, adattamento che  le consente di colonizzare diversi ambienti, permettendole l’utilizzo di diverse ‘possibilità ecologiche’.

attua un particolare meccanismo di smaltimento dell'urina

Il letale morso del polpo azzurro

Il_polpo_ad_anelli_azzurri

Non si scherza con il polpo ad anelli blu. Possiede la grandezza di una pallina da golf questo cefalopode, che vive nell’Oceano Pacifico lungo la riva pianeggiante, e può trasferire una neurotossina che può uccidere un uomo adulto in pochi minuti. Ma prima di mordere , liberando la sua saliva velenosa attraverso il  becco, il polpo invia un avvertimento, un lampo di azzurro  che fa divenire improvvisamente iridescente tutto il corpo. Uno studio pubblicato sul The Journal of Experimental Biology rivela come la creatura attui  il suo variopinto spettacolo: flettendo i suoi muscoli. Si scopre che gli anelli blu-verdi sono sempre nel suo corpo, ma sacchetti di pelle nascondono la loro iridescenza quando il polpo è rilassato. Quando il polpo si agita, rilascia una serie di muscoli  in poco tempo un altro per sollevare i sacchetti di mezzo e  rivelare quindi la sua iridescenza. L’approccio muscoloso del polpo ad anelli blu è unico, poichè tutti gli altri cefalopodi utilizzano sacchi di pigmento, chiamate cromatofori, per cambiare i colori che consentono di sfruttare alla perfezione il mimetismo.

LA PILLIRINA E’ SALVA .. bocciata dalla regione l’ipotesi di riperimetrazione della riserva da SOS Siracusa

Straordinaria_immagine_della_pillirina

LA PILLIRINA E’ SALVA!!! Dopo 2 anni di lavoro a tutela di un’area importantissima dal punto di vista storico e naturalistico per la città di Siracusa, SOS Siracusa è lieta di darvi questa…via sos-siracusa.org

 

Le ultime novità sul plancton a livello globale dopo le spedizioni del Tara- Le dichiarazioni di Bowler,capo spedizione

 Tara Oceans, una spedizione unica 
Tara Oceans è il primo tentativo di fare uno studio globale del plancton marino,
 una forma di vita di mare che comprende gli organismi più piccoli di virus e batteri, e grande come meduse. Il nostro obiettivo è stato quello di comprendere meglio gli ecosistemi planctonici, esplorando le innumerevoli specie, conoscere le interazioni tra di loro e con il loro ambiente. Plancton marino è l’unico ecosistema quasi continuo sulla superficie della Terra.                                                              Studiare plancton è come prendere il polso del nostro pianeta. 
Recentemente, gli scienziati hanno scoperto la grande importanza di plancton per il clima: popolazioni di plancton sono influenzati molto rapidamente dalle variazioni del clima. Ma a loro volta possono influenzare il clima modificando l’assorbimento di carbonio. In un contesto di rapide alterazioni chimico-fisiche, ad esempio, l’acidificazione osservato oggi negli oceani del mondo, è urgente comprendere e prevedere l’evoluzione di questi particolari ecosistemi. 
Infine, plancton è un modo sorprendente di andare indietro nel tempo – una fonte primaria di fossili. Nel corso di centinaia di anni, il plancton ha creato diverse centinaia di metri di sedimenti sul fondali oceanici. Questo ci permette di tornare indietro nel tempo, ai primi oceani della Terra, e capire meglio la storia della nostra biosfera. 

Più di 12 campi di ricerca sono stati coinvolti nel progetto TARA, che coinvolge un team internazionale di oceanografi, ecologi, biologi, genetisti, fisici e da prestigiosi laboratori guidati da Eric Karsenti del Laboratorio europeo di biologia molecolare. Fino a un milione di nuove specie di vita marina microscopica sono state osservate per la prima volta, promettendo nuove rivelazioni sulla  salute dell’ecosistema marino che potrebbe rivoluzionare la nostra comprensione dell’impatto dei cambiamenti climatici sugli oceani del mondo. Ogni nuova forma di vita è stato scoperto dall’equipaggio di una sola piccola nave da ricerca, il Tara, che recentemente ha completato due anni e mezzo, 70.000 spedizioni .Un viaggio scientifico, che non ha precedenti nella sua scala, fornisce un’istantanea della vita sul fondo della catena alimentare oceanica. Più di 30.000 campioni di acqua di mare sono stati prelevati da sedi in tutto il mondo, dal Nord Atlantico e l’Oceano Pacifico, a sud verso i mari antartici a distanza. Le conclusioni della spedizione rivelano la diversità e la complessità del piccolo plancton che sono una fonte di cibo vitale per i pesci e le balene. In totale, 1,5 milioni di specie di microrganismi marini sono stati registrati – molto più di quanto precedentemente si credeva che esistessero. Si va da creature che sono un centimetro di lunghezza, di piccole forme di vita che si misurano un miliardesimi di metro. Lo studio della loro distribuzione e del ciclo di vita è in grado di fornire importanti informazioni sulle conseguenze dei cambiamenti climatici sugli oceani. La migrazione o l’estinzione di specie microscopiche sensibili alle variazioni di temperatura del mare o all’ acidificazione potrebbero causare il collasso delle catene alimentari marine, così come le attività di pesca internazionali che da esse dipendono, hanno messo in guardia gli scienziati. Sono una preoccupante indicazione della portata dell’impatto dell’uomo sugli oceani, il Tara ha incontrato alti livelli di inquinamento di plastica in Antartide. Nella prima ricerca per quantificare l’entità del problema nel remoto Oceano Antartico, gli scienziati hanno scoperto che in un chilometro quadrato di mare antartico, ci potrebbero essere fino a 50 mila frammenti di plastica. La plastica rimarrà in mare per centinaia di migliaia di anni possono entrare nella catena alimentare, accumulandosi nello stomaco dei pesci, mammiferi marini e uccelli marini. Essi producono tossine – molecole organiche come i fenoli e gli ftalati – che possono avvelenare la vita marina e potrebbero, tramite la pesca, trovare la loro strada nel nostro cibo. Il fitoplancton  dell’oceano Antartico (specie di plancton che sopravvivono con la fotosintesi, come le piante) è di vitale importanza per la regolazione della CO2 nell’atmosfera – come lo sono tutte le migliaia di specie simili registrate dal personale di bordo.

 

Il dr Chris Bowler, coordinatore scientifico della spedizione, ha detto che lo studio ha fornito un “fotografia istantanea dello stato di salute” degli oceani del mondo. “Nessuno ha mai fatto questo sulla scala che abbiamo davanti”, ha detto. “Ci sarà l’analisi dei risultati in laboratorio per un certo numero di anni. Si tratta ora di capire i vincoli fisici e climatici che hanno creato questi ecosistemi.”Quanto inquinamento  li riguarda, a quanto ammonta il cambiamento di temperatura che li riguarda? Se una specie di plancton sensibile alla temperatura migra, potrebbe devastare la catena alimentare e quindi la pesca locale. Vogliamo scoprire il ruolo di ciascuna specie all’interno di un ecosistema in modo da poter meglio prevedere cosa gli oceani potrebbero essere nei tempi di 50 o 100 anni, se continuiamo a cambiarli. ” Il Tara, una goletta di 36 metri di lunghezza, è una nave relativamente piccola eppure ha intrapreso una missione scientifica di questa portata. E ‘di proprietà della stilista francese e attivista ambientale Agnès Troublé, che ha anche fornito la metà del finanziamento di € 10 milioni (€ 7,9 milioni) alla spedizione. La nave, sotto il suo vecchio nome Seamaster , una volta apparteneva alla Nuova Zelanda e cioè al velista e ambientalista Sir Peter Blake, ucciso dai pirati a bordo della nave nel 2001, mentre effettuava  rilevazioni del bacino del Rio delle Amazzoni. La nave è stata acquistata per continuare l’eredità ambientale di Sir Peter, e il suo equipaggio si è abituato ad esporsi al pericolo. Due anni  addietro mentre la goletta era in spedizione veniva bloccata nel ghiaccio marino Artico per studiare le condizioni climatiche nelle regioni polari. L’ultima spedizione è partìta dal porto a casa la Tara di Lorient, in Francia nel giugno 2009. Nel corso dei prossimi 36 mesi, un equipaggio che prevedeva la di 14 membri ha navigato per diversi mesi  in spazi angusti, fermandosi a prelevare campioni ad una profondità di 2.000 metri con reti appositamente progettate. A bordo, microscopi di imaging 3D hanno dato agli scienziati una visione senza precedenti della complessità e la bellezza della vita marina in miniatura.”Abbiamo esaminato tutto ciò che è invisibile, da un centimetro, fino a cose misurate in nanometri”, ha detto il dottor Bowler. Tra di loro c’erano parecchi componenti dello zooplancton – compresi i crostacei in miniatura conosciuti come anfipodi e curiosi dall’aspetto larva, zoea – e il loro cibo: fitoplancton, che producono il proprio cibo, proprio come le piante.”Questi includono le creature  incredibilmente importanti per la generazione di ossigeno”, ha detto il dottor Bowler. “La metà di ossigeno sul pianeta è prodotto da oceani – in modo che ogni secondo respiro che si prende è ossigeno da questi organismi. I miei preferiti sono le diatomee: piccole creature fotosintetiche in singole cellule che hanno un parete cellulare unica simile al vetro chiamata frustolo.  Essenzialmente vivono dentro case di vetro.Il  mio laboratorio sta cercando di dare un’occhiata da vicino a quelli. Abbiamo pensato che ci fossero 5.000 specie, ma è venuto fuori ci sono 25.000. Alcune di queste sono veramente diverse da quelle che già conoscevano. “Le straordinarie immagini di plancton al microscopio hanno ispirato artisti e scrittori che sono stati invitati a bordo del Tara  per condividere l’esperienza con gli scienziati e l’equipaggio. Etienne Bourgois, figlio di Agnès Troublé, che l’ha convinto a investire in cause ambientali, ha detto che sua madre voleva che la nave divenisse a servizio di disciplina “scientifica e culturale”. “E ‘importante che troviamo il modo come fare arrivare il messaggio – di come la vita umana dipende dagli oceani – e raggiungere le persone, ” ha detto. “Questo è il messaggio: dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere in questo pianeta La Terra sarà sempre qui, ma è una questione per noi – come faremo a vivere in futuro su questo pianeta?” I risultati del Tara saranno presentati al Science Museum di Londra. La prossima primavera, la goletta tornerà l’Artico per condurre un sondaggio sui microrganismi nei mari non analizzati dall’ ultima spedizione. Il dottor Bowler spera di catalogare  gran parte del mondo microscopico degli oceani che vi sono, prima che inizi a svanire.                                                                                                                 

Chris_boyer_capo_spedizione_tara

“Gli oceani sono già acidificanti,” ha detto. ” Questo continuerà ad accadere se le emissioni di CO2 continuano ad aumentare o anche se rimangono al tasso corrente. Questi organismi microscopici sono molto sensibili all’acidificazione. Esiste una reale preoccupazione che molti di loro potrebbero estinguersi negli anni a venire.”

 

La squadra di Taranautes  ha assistito al Museo Marittimo di Londra alla proiezione del primo della serie di 4 documentari realizzati durante la spedizione Tara Oceans: “The Secret World”. Chris Bowler, ricercatore presso l’ENS (Ecole Normale Supérieure) di Parigi, specializzato in diatomee, ha poi risposto alle domande del pubblico.                                                                                       

 

Intervista di Laëtitia Maltese a Chris Bowler, coordinatore scientifico della spedizione Tara Oceans 

Chris, che sono le diatomee? 
Chris Bowler: Le diatomee sono fitoplancton. A causa delle loro dimensioni relativamente “grandi” e il peso, che svolgono un ruolo significativo nel funzionamento della pompa di carbonio degli oceani, e quindi in equilibrio climatico – in primo luogo attraverso la fotosintesi, e poi quando muoiono per “trasportare” il carbonio intrappolato nel loro celle alle profondità dell’oceano. Sono anche un anello essenziale della catena alimentare, dal momento che sono il cibo preferito di copepodi, le specie dominanti di zooplancton. 
Quanto tempo hai trascorso a bordo e qual’ era il tuo lavoro? 
CB: Ho trascorso un totale di 6 settimane, a 3 tappe separate: Dubrovnik-Atene, Monte-Puerto Valparaiso, Bermuda-Azzorre.Questa ultima tappa è stata particolarmente interessante perché eravamo lontani dall’influenza continentale, e al bivio di acque provenienti da zone molto diverse. Le stazioni sono stati definiti in anticipo, sulla base di mappe satellitari. Come scienziato capo, ho dovuto decidere la zona più appropriata per lo studio. Negli oceani, le acque a volte sono “separati”, verticalmente e orizzontalmente. Essi sono caratterizzati da (tra le altre cose) diverse temperature, salinità e densità, e non si mescolano. Il nostro obiettivo è quello di confrontare il plancton di queste masse d’acqua diverse. Questa analisi della biodiversità ci permette di capire la relazione tra i parametri chimico-fisici e plancton.  Possiamo quindi effettuare il collegamento tra i fenomeni naturali di circolazione e dei cambiamenti climatici. 
Quali sono i primi risultati della spedizione? 
CB: Prima di Tara Oceans, c’erano pochi dati su scala planetaria. Grazie alla spedizione, abbiamo scoperto che le diatomee sono abbondanti negli oceani  di varie parti del mondo, e c’è una grande varietà di specie. Le analisi del DNA prima ci permettono di quantificare: abbiamo sempre pensato che ci fossero 5.000 specie di diatomee, ma con i dati provenienti da Tara, sembra che ci sono circa 30.000 specie! I risultati dovrebbero essere pubblicati nel 2013. 
Prima della spedizione Tara stavamo studiando diatomee da colture coltivate in laboratorio nell’arco di diversi anni. Ora siamo in grado di controllare un certo numero di ipotesi utilizzando le diatomee selvatiche raccolte nei campioni di Tara Oceans. 
I campioni che abbiamo raccolto sono così numerosi (27.000) che 6 mesi dopo la spedizione, tenendo conto di tutti i laboratori, abbiamo analizzato appena l’1%. Sono convinto che i risultati della spedizione serviranno come punto di riferimento negli anni a venire, con il peso enorme delle informazioni fornite. 
Come cambia la vostra vita da ricercatori dopo Tara? 
CB: Ho una migliore comprensione dei problemi della mia ricerca a livello globale, una visione molto più completa, una apertura al mondo. 
 In che modo le missioni Tara oggi sono essenziali? 
CB: Con i progressi di oggi, tecnologie all’avanguardia può essere facilmente miniaturizzato per l’uso a bordo di navi di dimensioni di Tara. Così, ad un costo inferiore, gli studi possono essere effettuati su larga scala, accelerando la raccolta dei dati e pertanto anticipazioni scientifici. 
La difficoltà nella ricerca oceanografica è la logistica, e il vero problema è che ci rendiamo conto della nostra ignoranza sulla vita dell’oceano! Molte porte si stanno aprendo con questo progetto unico ed emozionante. Dopo questo scambio si può andar via rassicurati dall’idea che l’umanità ha ancora tanto da scoprire! Per quanto riguarda Chris Bowler, ha partecipato alla manifestazione “Museo della Scienza Lates”  il 26 settembre, sul tema del cambiamento climatico. 

La_mappa_del_tragitto_effettuato_da_tara
Il_tara_con_lo_sfondo_del_london_bridge
Tara_ai_docks_di_st

I batteri marini che sfruttano la bioluminescenza

Sono molte le creature che emettono bagliori o meglio bioluminescenza nel mare e, nelle profondità delle trincee più profonde degli oceani.                                                                                                                                                                                                                  La bioluminescenza è stata osservata anche in alcuni batteri marini, che emettono una luce fissa una volta che hanno raggiunto un certo livello di concentrazione di particelle organiche, nelle acque oceaniche, fenomeno che è noto come quorum sensing.In un nuova ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), i ricercatori della Hebrew University di Gerusalemme hanno scoperto che la luce emessa dai batteri attrae i predatori, generalmente zooplancton, che ingeriscono i batteri, ma non sono in grado di digerirli. I batteri continuano a crescere all’interno dello zooplancton, che viene poi attaccato dai loro stessi predatori, i pesci, che possono facilmente individuare lo zooplancton incandescente o meglio luminoso.In laboratorio, il pesce notturno  ingerisce facilmente il plancton luminoso, mentre non viene attratto dallo zooplancton, che ha subito mutazioni genetiche per prevenire il fenomeno della bioluminescenza.                                                                                                                    

Bacteria_bioluminescenti_in_dischi_di_petri
Zooplankton_bioluminescente

 I batteri di questa particolare specie sopravvivono anche nel passaggio dallo zooplancton al pesce. Una volta che raggiungono il sistema digestivo, i batteri marini hanno raggiunto il loro obiettivo, dal momento che quest’ultimo è pieno di sostanze nutritive. Il fenomeno del quorum sensing  regola la bioluminescenza batterica e spiega che lo zooplancton che emette luce in acqua indica la presenza di una ricca fonte di materiale organico, materiale su cui i batteri crescono. Lo zooplancton corre il rischio di diventare esso stesso incandescente o meglio visibilissimo, perché  la quantità di cibo della quale è possibile nutrirsi, è piuttosto rara. Quindi vale la pena perciò di esporsi alla presenza,anch’essa relativamente rara, di pesci predatori.              [via Alpha Galileo]

 

Le “meraviglie” della biologia artica | Giuseppe Benanti

 

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Le “meraviglie” della biologia artica | Giuseppe Benanti.