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Archive for CNR

Tempesta solare e ripercussioni in Irlanda

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La tempesta solare generata dall’esteso buco coronale e dai continui flare (eruzioni solari) Classe M, hanno recato disturbi alle telecomunicazioni e GPS specie alle latitudini intorno al sessantesimo parallelo. In Irlanda si è verificato un disturbo su una mittente radio sui 50.088 Mhz dove la tempesta solare è stata ascoltata per circa 40 secondi.

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Nel pomeriggio nessun evento di rilievo se non flare deboli Classe C mentre alcuni minuti l’AR 1515 ha emesso un forte flare Classe C 9,5. Ci attendiamo almeno per le prossime 36 ore un livello di tempesta debole/moderatta sulla Magnetosfera terrestre. Possibilità di nuovi eventi Classe M e una percentuale di un Classe X sempre da parte dell’AR 1515

Di seguito il video fonte you tube su quanto accaduto in Irlandatempesta solare e ripercussioni in Irlanda

Neutrini sott’acqua: una ricerca nelle coste al largo di Siracusa dal sito :Oggi Scienza

CRONACA

A largo di Capo Passero, la punta più a sud della Sicilia, sta per esser avviata la costruzione di un grande telescopio sottomarino a 3.500 metri di profondità, destinato a captare le particelle più elusive dell’Universo, i neutrini di altissima energia provenienti dai confini più remoti della Via Lattea. Anche se non viaggiano più veloci della luce (come i dati preliminari dell’esperimento Opera avevano lasciato intendere), i neutrini serbano comunque una miniera di segreti ancora da scoprire. Il progetto europeo, al quale l’Italia partecipa con l’Istituto nazionale di fisica nucleare grazie a un finanziamento di 20,8 milioni di euro, si chiama Km3NeT  (acronimo che sta per “telescopio per neutrini di chilometri cubici”) ed è una delle ricerche di punta individuate dalla Commissione Ue per la fisica del futuro. Una volta ultimata, l’opera sarà la seconda più maestosa dopo la Muraglia Cinese. Di questo e delle altre avventure in corso all’acceleratore Lhc di Ginevra, si parlerà domani a Catania in occasione della conferenza “Esploratori dell’invisibile”, organizzata dall’Infn, alla quale si sono prenotati più di 1.200 studenti. Sarà possibile seguire l’evento via streaming.

Costruire un telescopio sott’acqua può sembrare bizzarro: perché mai scegliere il fondale marino come location? “Abbiamo bisogno di schermare i raggi cosmici”, spiega Emilio Migneco, coordinatore del progetto Km3Net. I chilometri d’acqua sopra l’antenna, in pratica, svolgeranno la stessa funzione della montagna che sovrasta i laboratori nazionali del Gran Sasso. “A differenza delle altre particelle, i neutrini interagiscono pochissimo con la materia e possono attraversarla indisturbati”. Compito di Km3Net sarà fotografare il passaggio subacqueo dei neutrini, o meglio i lampi (effetto Cherenkov) emessi nelle rare collisioni dei neutrini con le particelle di materia. Dalla traiettoria di queste scie luminose che s’accendono nelle profondità marine, i fisici sono in grado di risalire al percorso dei neutrini e seguirli a ritroso fino alla loro origine cosmica, come collisioni cosmiche o esplosioni di supernovae.

“L’occhio del telescopio sarà costituito da 12 mila sfere di vetro capaci di resistere fino a 600 atmosfere di pressione. Ogni sfera è dotata di 31 fotomoltiplicatori, disposti lungo 300 torri verticali alte 1000 metri, che andranno quindi a coprire un’area di svariati chilometri quadrati, da cui il nome del progetto”, prosegue Migneco. Ecco come funziona. “I sensori fotomoltiplicatori ricevono il segnale luminoso e lo trasformano in segnale elettrico, che viaggia lungo un cavo sottomarino in fibra ottica fino alla stazione a terra, a 80 km di distanza, dove il segnale verrà elaborato”.

Dal punto di vista ingegneristico e tecnologico, l’impresa è ambiziosa. “Per la costruzione di Km3Net useremo anche robot sottomarini teleguidati”. Ma può contare sull’esperienza maturata grazie ai progetti piota AntaresNestor Nemo, realizzati rispettivamente al largo di Tolone (Francia), Pylos (Grecia), in Sicilia.

Tra quattro anni le prime torri dovrebbero esser pronte a ricevere i neutrini. “Ci aspettiamo di scoprire da dove hanno origine queste enigmatiche particelle”, dice Migneco. “Potremmo scoprire fenomeni ancora sconosciuti”. Si apre una nuova finestra, o meglio un oblò, sull’Universo.

Crediti immagine: INFN

Workshop sulle nanotecnologie

più piccoli della capocchia di un fiammifero

 

Si è conclusa oggi al Museo Diocesano di Catania la seconda edizione di “Carbomat”, il workshop internazionale sulle nanotecnologie organizzato da Silvia Scalese e Antonino La Magna, ricercatori dell’Istituto per la Microelettronica e Microsistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, sezione di Catania.

L’iniziativa ha offerto un’importante occasione di confronto e condivisione fra scienziati provenienti da tutto il mondo ma anche un’autorevole vetrina per istituzioni pubbliche e aziende private che operano nel comparto tecnologico.

Oltre cinquanta studiosi nelle loro relazioni hanno presentato una vasta panoramica sulle applicazioni dei nanotubi di carbonio in sensori ambientali ad alta sensibilità e hanno messo in luce le potenzialità tecniche, energetiche e ambientali dei sistemi di carbonio a bassa dimensionalità.

Soddisfatto per l’esito di “Carbomat” Antonino La Magna, uno dei promotori dell’iniziativa: «Anche quest’anno abbiamo avuto relatori di altissimo livello – ha commentato lo studioso del CNR-IMM – che hanno prodotto studi di notevole importanza per le applicazioni future».

Durante la “tre giorni” catanese sono emersi scenari fortemente innovativi capaci di mutare rapidamente il volto al mondo della tecnologia, della diagnostica e della medicina.

«Si è discusso di sensoristica ambientale ad alta sensibilità e di nanomedicina – ha continuato La Magna – non solo di “drug-delivery” (sistemi che consentono un rilascio controllato di medicinali in una specifica parte del corpo), ma anche di microchip impiantati nel corpo di malati cronici capaci di somministrare regolarmente il farmaco secondo le dosi prescritte».

Gli scienziati hanno posto l’accento sulla necessità di “fare sistema” con le industrie del settore distribuite sul territorio.

«Oltre alla ST Microelectronics – ha spiegato Silvia Scalese del CNR-IMM – abbiamo stretto rapporti di collaborazione con altre aziende e numerosi enti hanno mostrato interesse per le relazioni presentate durante il workshop. Rispetto allo scorso anno la ricerca teorica, comunque indispensabile per i nostri studi, è stata affiancata dalle applicazioni sperimentali che consentono anche ai non addetti ai lavori di apprezzare l’avanzamento delle ricerche».

Nel congedarsi, gli organizzatori hanno dato appuntamento per l’anno prossimo con una edizione completamente rinnovata che sarà distribuita su più città e coinvolgerà diversi poli universitari.

“Carbomat” si è svolto in collaborazione con DCA Instruments, Assing group e Sigma – Aldrich, con la partecipazione di Actinium Chemical Research srl e delle Università degli Studi di Catania, Messina, Cagliari, L’Aquila, Milano, Reggio Calabria, Roma Tor Vergata, Roma Sapienza e Trieste.